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a E.N.

Ritorna la parola, gioco d’ombra
nelle umide carte del tempo vinto,
in armari d’archivio;
torno nel giardino, nelle voci
della valle a riposare.

E abbandoni il timore
del rinviato risveglio,
sei in ritardo qui,
dove i lemuri riposano
senza pasqua tra i notturni vocii
di giovani irenei.

Eravamo noi
(sui pietrischi coi nostri penetrali,
corpi o simulacri? con gli occhi
vinti ai tormenti manichei)
senza risposte, sospinti
filamenti di mani intrecciate.

(Edoardo Penoncini, Quell’aria, Viareggio (LU) 2015, pag. 36)

 

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