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Nel gennaio 2015, Mondadori ha pubblicato il volume Tutte le poesie di Dario Bellezza, a cura di R. Deidier, pp. XXXIV-750.
Bellezza morì il 31 marzo 1996 per AIDS, dopo un lungo calvario ben raccontato da Maurizio Gregorini in Il male di Dario Bellezza. Vita e morte di un poeta, Stampa alternativa-Nuovi equilibri, Viterbo 2006, pp. 202.
Nella nota bibliografica Deidier, come ha osservato Andrea Di Consoli il 26 febbraio scorso sul “Corriere della sera”, ricorda che Bellezza morì semplicemente ‘dopo una lunga e soffertissima malattia’ (p. XVII), omettendo il nome della malattia. Perché? Della malattia di Bellezza tutti erano al corrente e quel nome innominabile per Deidier, AIDS, era il titolo di una poesia contenuta in Libro di poesia (edito da Garzanti nel 1990, ora in Tutte le poesie, p.472), in una stagione ‘durante la quale non si aveva paura di chiamare le cose con il loro nome’ (A. Di Consoli).
Ecco la poesia di Bellezza:

AIDS

Il mio AIDS, alla francese SIDA,
come dire Madame Sida, buongiorno!,
non esiste –
anche se insiste sulla terra:
vola in alto il virus che uccide
ai vecchi peccatori di un attimo

Non ne sarò premiato
come unica tomba la tomba
poi il silenzio che verrà:
il che è la stessa cosa più alta
e sottile nel creato immondo
e votato a distruzione
per atomico oltraggio
ultima sirena della fine

Dunque fuggiamo, o AIDS,
disamori e cecità manifeste
il languore dei secoli spenti
in un abbraccio salutare; chiudiamo
nel cuore un ragazzo felice
e sbarazzino, volante, esibizionista
senza sparare niente se t’insinui
nelle crepe della carne;
fuggire non vale, se scomparire
non puoi riscaldami con fiducia
bevimi, leccami pure

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