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Fare memoria

Poi fu il vento della composta follia
a spazzare la terra, a dare un urlo al mare
perché si chiudessero le porte
e ai tiranni si aprisse la via.

Quantunque le dita stringessero
altre dita e le urla urtassero i muri
e frangessero i vetri, non una mano accorse
o una parola s’alzò per abbattere la composta follia.

Tacciono oggi le voci nei luoghi di morte,
scuotono altri venti le fronde dei salici,
dolci ondeggiano i lunghi capelli,
i campi nutrono in memoria parole di pace.

(da “Un anno senza pretese. Poesie fuori programma”, Ibiskos-Ulivieri, Empoli 2011)

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