Tag

,

Caro Blogger,
perché un blog? Perché un blog di poesia?
Non so rispondere, soprattutto so in partenza che non riuscirò a rispettare la “tacita legge” del blogger: un blog funziona se si risponde ai commenti di chi ti visita e se si contraccambiano visita e commento. Se questa è la premessa qualcuno storcerà il naso e non tornerà a passare di qui e questo è il bello della rete, nessuno ha obblighi, tutti siamo liberi.
Io non ho tempo materiale per girare sulla rete a leggere e commentare con regolarità, ma quello che a me piacerebbe è che ciascuno si sentisse libero di agire come gli pare, la legge del leggimi, rispondi al mio commento e visita il mio blog mi sembra una sorta di vademecum commerciale, come se ciascuno di noi postando un racconto, una pagina di diario, una poesia, un divertissement contraesse un obbligo verso chi visiterà e, magari, commenterà. Un po’ come quegli scambi di libri o di estratti che si fanno “per gentile contraccambio”.
Per me questo blog sarà come un libro. Tra i tanti libri che ho letto solo in poche occasioni ho sentito l’esigenza di confrontarmi con l’autore, di scrivergli, qualche volta ho ricevuto risposta, altre volte no. Così sarà qui, chi vorrà passare, chi vorrà scambiare il link sarà ben accetto, a volte potrà nascere un’amicizia, altre semplici scambi, altre volte ancora un semplice saluto o nulla. Il tutto in assoluta libertà.
Le cose che posterò saranno mie (salvo rare deroghe), tratte dalle raccolte che ho sinora pubblicato, non pubblicherò testi inediti, non pubblicherò con regolare cadenza, magari lascerò tracce, indicazioni per altri percorsi, sarò disponibile a confrontarmi, ma soprattutto mi piacerà se qualcuno si immedesimerà nel lettore “alla Pacheco” o “alla Cvetaeva”:

«…
Continuo a pensare
eh’è un’altra cosa la poesia:
una forma d’amore che esiste solo in silenzio,
in un patto segreto tra due persone,
quasi sempre due sconosciuti.
Forse avrà letto che Juan Ramon Jiménez
un tempo progettò di pubblicare una rivista.
Doveva chiamarsi “Anonimato”:
e pubblicare non firme ma poesie;
e farsi con poesie, non con poeti.
E io vorrei con il maestro spagnolo
che la poesia, eh’è collettiva, fosse anonima
(a questo tendono i miei versi e le mie versioni).
Lei forse riconoscerà le mie ragioni.
Lei che mi ha letto e che non mi conosce.
Non ci vedremo mai ma siamo amici.
Se le piacquero i miei versi
che importa se son miei / di altri / di nessuno.
In realtà le poesie che ha letto sono sue:
Lei ne è l’autore, che le inventa leggendole.»

(J.E. Pacheco, Lettera a George B. Moore in difesa dell’anonimato, in Gli occhi dei pesci. Poesie 1958-2000, Edizioni Medusa, Milano 2006, pagg. 83-5)

«La lettura è prima di tutto con-creazione. Sei stanco della mia cosa, vuol dire che hai letto bene e hai letto una cosa buona. La stanchezza del lettore non è una cosa che svuoti, ma creativa. Concreativa. Fa onore al lettore e a me».
(Citato da P.A. Zveteremich, Nota introduttiva, in M.I. Cvetaeva, Poesie, Feltrinelli, Milano 1992, pag. 41.)

Ed ora buon viaggio a tutti.

Atward

Ps
Anch’io, come tanti, sono trasmigrato qui da Splinder, dove tenevo un blog.

Annunci