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Mi piace postare questa poesia di Alfonso Gatto e lasciarla “a vivere di vita propria” nella memoria del lettore.

Se voi sapeste, l’Italia

è una povera terra dove l’uomo
nasce coi morti, azzurro con le pietre
dei secoli, col duomo
accanto alla sua casa.
Ha le sere azzurre e tetre
le rondini sulla cimasa,
tutto il mondo è un odore
di campo fiorito, di mare
perduto già nel suo colore.
E non le resta che chiamare,
non le resta che amare
le cose morte
le cose perdute,
la luna sulle porte
e le sembianze mute.

Se voi sapeste, l’Italia
è la povera terra ove si spera
di dire addio ai monti, ove i paesi
bianchi di luna sporgono alla sera
dentro le braccia della mamma.
E tutto è così dolce, lontano,
i lumi dove tremola la fiamma
sulle barche del mare, il romper piano
del sonno al canto dei bambini.
E non ci resta che tacere
per tutte le grandi sere,
non ci resta che vedere
i treni che salgono ai confini.

Ogni uomo è nato qui con la sua vita
e l’ama dentro e la contende ai morti
alle pietre, alle chiese. Se il suo cuore
regge alla pena che gli strugge gli atti
e le parole e le sembianze, un giorno
canterà in mezzo al popolo l’Italia
dalle tombe scoperte, quel colore
di vespro insanguinato dove l’odio
è più forte degli occhi, della bocca,
delle mani che scuotono la luce.

(A. Gatto, A uno straniero, da Tutte le poesie, Milano 2005, pp. 276-7)

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