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Se io fossi il Ministro della Pubblica Istruzione probabilmente non riuscirei a fare molto di più dell’attuale Ministro. Spiego perché, poi esplicito il valore dell’avverbio “probabilmente”.
Non riuscirei a fare meglio perché, da quando lavoro nella scuola italiana, non ho mai sentito gli insegnanti contenti, a parte qualche “nicchia”. I motivi dello scontento sono tanti, dalla retribuzione, agli ambienti di lavoro, alla perduta collaborazione con le famiglie, agli scaricabarile tra gli ordini di scuola, alle risorse, alla formazione, agli allievi che “non sono più come una volta”. Meglio fermarsi qui, però … anch’io non riuscirei a fare quello che nella scuola italiana non si è mai fatto, una riforma vera senza condizionamenti a dritta e a manca; non che in questi anni non ci siano stati tentativi, ma dal progetto di riforma iniziale si è andati via via erodendo ora da una parte ora dall’altra, per accontentare un po’ tutto lo schieramento politico, le parti sindacali, la CEI (questa è la quintessenza!), tutte, dico tutte le componenti scolastiche. Ma cosa hanno a che fare nel processo educativo gli uffici di segreteria? Perché non separare i contratti?
Procedo e chiedo: cosa potrei fare io, se fossi Ministro PI, contro un pezzo da 90 come Tremonti? Cosa potrei fare io, se fossi Ministro PI, in un governo presieduto da uno che non ha mai pensato di inserire la scuola tra le priorità del nostro Paese? Cosa farei io, se fossi Ministro PI, in un governo o in un Parlamento dove quando si parla dell’Italia ci si tira sempre fuori? Ma qualcuno è riuscito a censire almeno dieci politici/sindacalisti che usano l’espressione il NOSTRO PAESE, invece di “questo paese”?
Proprio non riuscirei a fare di meglio, però … PROBABILMENTE due cose riuscirei a fare, non necessariamente entrambe: potrei avere una reazione, un moto d’orgoglio, un sussulto di dignità e dimettermi, oddio forse sarebbe troppo, non avrei più la poltrona, mi mancherebbe quella visibilità della quale in qualche modo sarei diventato ostaggio, e poi … boh!
(Stavo scrivendo: “per usare un’interiezione tanto cara a Stella”, poi ho pensato che si potrebbe fare confusione tra Gian Antonio Stella e Maria Stella e ho lasciato perdere)
Mi resta sempre l’altra soluzione, meno dettata dall’orgoglio, ma pur sempre molto dignitosa: tacerei e magari girerei per l’Italia, visiterei le scuole periferiche, non i licei (troppo comodo!), ma quelle scuole, diciamo così, ai margini che oltre ai tanti problemi, hanno anche quello di non avere un dirigente scolastico, perché non vengono indetti i concorsi e tutto tace (questo sì è silenzio!), tacerei e non negherei i dati OCSE, secondo i quali il nostro Paese è tra quelli che spendono meno per la scuola e parliamo di spese vive, figuriamoci se si può parlare di investimenti!
Ecco, mi piacerebbe non andare in televisione per una difesa d’ufficio di una classe politica e di governo sempre meno interessata al nodo scuola o per affermare che le scuole italiane sono sporche: ausiliari unitevi, questa volta siete stati infangati voi.

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