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La guerra fa parte dell’immaginario collettivo dei nostri ragazzi attraverso wargame, simulazioni improbabili di scontri tra eroi eponimi, continuamente sconfitti e prontamente risorgenti per nuovi combattimenti. Vi sono poi anche giochi strategici, dove gli eroi lasciano spazio all’organizzazione delle truppe, le decisioni del giocatore si confrontano con le veloci soluzioni del processore, a volte si vince a volte si perde, ma si ricomincia con entusiasmo, perché i morti sul campo non sono altro che chiazze colorate sullo schermo della playstation o del pc. Ci sarebbero anche le immagini reali, filtrate dai mezzi di informazione, che dicono di tanti e sommersi conflitti in diverse parti del mondo, ma i nostri allievi solitamente hanno altri programmi della tv pubblica o privata da guardare, da Streghe alle saghe dei Griffin o dei Simpson. Certo non sono digiuni di notizie sulle guerre reali (a qualcosa la scuola serve!): di qualche conflitto etnico o della situazione del Medio Oriente sono in qualche modo al corrente … ma è così lontano, viene probabilmente di fatto loro di pensare.
Con questa premessa solitamente ci imbarchiamo nelle nostre aule e laboratori a parlare ai ragazzi di guerre, ma pure di paci, e questo mi pare, forse, il punto dolente, sì, proprio le paci. La pace è un intermezzo: dopo l’unità della Germania l’Europa godette di quasi cinquant’anni di pace; poi tra la prima e la seconda guera mondiale; poi dopo il secondo conflitto mondiale, la guerra fredda; e avanti così. La pace non come condizione quotidiana, ma come intermezzo tra due conflitti, la pace mai totale, ma solo in qualche spicchio di mondo, perché qui e là interrotta da conflitti locali e non.
I lbri di testo non aiutano molto a riflettere, poiché le pagine sono ricche di guerre, la prassi didattica vi si uniforma spesso, perché magari è più facile lavorare sui mutamenti piuttosto che sulle persistenze e la pace la demandiamo a quella buona consuetudine di tante scuole che organizzano il progetto pace … con l’augurio che non sia solo per la pace degli altri.
 
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La storia ha ancora tutto il fascino di un’indagine incompiuta (M. Bloch)

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