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Evidentemente la storia rappresenta il campo sul quale tutti esercitano il proprio pensiero critico, dànno suggerimenti, propongono materiali. Ci mancherebbe, è un dritto di tutti dare consiglio e aiuto, come il buon vassallo doveva al proprio signore.
Quel che sfugge è quanto sta alla base di queste operazioni, soprattutto se fatte da insegnanti. Velocemente scorro alcune prove (Esercizi di storia medievale 2, http://www.edscuola.it/archivio/ped/esercizi_storia_medievale_2.pdf – sito molto frequentato e ricco di materiali diversi, che propone pure strumenti pronti all’uso), leggo avidamente, poi sconsolato abbandono il materiale alla sua sorte e a quella di chi vorrà usarlo.
Qualcuno si chiederà perché tanta delusione. Riporto un esempio, poi il lettore deciderà.
Sono esercizi in genere assegnati in terza superiore, ma qui non interessa la fascia d’età o la complessità della prova. La loro lettura lascia leggermente sconcertati. Non entro nel merito, chiunque può visitare il sito.
Prendo lo spunto per una breve considerazione, analizzando l’esercizio sei, item 4: «Indica chi – e quando – ha concesso il ‘Capitolare di Quiersy” e spiega in che cosa consiste l’atto». Per i colleghi delle altre discipline, probabilmente, la richiesta risulta formulata correttamente, per i colleghi di Storia certamente no. Cosa non funziona? Semplicemente la correttezza epistemologica, vi è travisamento della specificità disciplinare. I capitolari rappresentano la forma di legislazione carolingia. Nelle diete tra il sovrano e i grandi del regno, le decisioni che si adottavano sfociavano spesso in testi, formulati in paragrafi, capitula (da cui il nome Capitolare), e che potevano avere diverso carattere, essere indirizzati a tutti i sudditi o soltanto ad alcune persone. Costituivano una norma e le leggi non si concedono, ma si emanano o si promulgano. Che poi, nella fattispecie, il Capitolare di Quiersy concedesse ai vassalli imperiali e ai conti di trasmettere ereditariamente incarichi e benefici, è altra cosa.
Troppo spesso l’approccio con i ragazzi, ritenendo di essere più facilmente comprensibili, si fonda sull’uso di termini correnti, ‘equivalenti’: così, leggo su una rivista, sempre a proposito di Medioevo, che il Papa è il ‘capo’ della Chiesa; sostanzialmente vero, peccato che nei documenti ufficiali fosse “servus servorum Dei”. Il traslato semantico, se si vuol far comprendere il Medioevo, induce ad una pericolosa distorsione del significato.
L’attenzione va posta ai termini che si usano, se si vuole ottenere dai ragazzi l’uso corretto del linguaggio disciplinare.
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La storia ha ancora tutto il fascino di un’indagine incompiuta (M. Bloch)

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