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Velocissime considerazioni.

Fresca di stampa, l’odore della carta che promana questo grosso volume. Un’enciclopedia sul Medioevo sotto la guida (consulenza scientifica e revisione generale) di Glauco Maria Cantarella, coadiuvato da Luigi Russo e Saverio Sagulo. Impossibile fare un resoconto delle 1746 pagine (escluse le 14 iniziali comprensive del frontespizio, dell’indice, della presentazione e quant’altro). La prima cosa che mi viene è di chiedermi perché? Il mercato era in qualche modo ben frequentato da recentissime pubblicazioni: il Dizionario del Medioevo di Chiara Frugoni e Alessandro Barbero (e nella Garzantina fa piacere trovare tra gli studiosi del medioevo una scheda sul sempre compianto Arsenio Frugoni) e il Dictionnaire du Moyen Age curato dalla Gauvard, da de Libera e Zink, entrambi usciti nel 2002; nel 2003 e nel 2004 sono usciti rispettivamente il primo e il secondo volume del Dizionario dell’Occidente medievale, curato da Le Goff e Schmitt. Non facciamo cenno del Dizionario Universale del Medioevo di Bunson, uscito nel 2002 e rivisto per l’edizione italiana da Ludovico Gatto; il lavoro ci sembra decisamente meno efficace e pure un medievista di lungo corso come Gatto non può dare a Bunson il mestiere.
La Garzantina ha la classica impostazione enciclopedica, le voci sono il frutto del lavoro redazionale, alcune molto calligrafiche, altre più incisive; mentre di buona fattura sono le schede di approfondimento, ma tra queste un qualche interesse suscita l’approfondimento di Gabriele Zanella (Eretico chi?, pp. 591-2), che in due paginette fitte fitte discute dell’identità dell’eretico bassomedievale. Un tema caro all’autore che già dagli anni ’70 sviluppava il tema individuando nella quotidianità il "malessere ereticale" dei boni homines, individuava il "credente", indicato eretico dagli inquisitori, "normale che desidera vivere concretamente, giornalmente, non eroicamente, il Vangelo, insoddisfatto dei modelli che l’istituzione ecclesiastica – sempre più irrigidita e rafforzata – gli propone come esclusivi, e che vede ogni modello non suggerito dall’istituzione come eversivo."
Un eretico costruito, dunque, nato sulla incapacità di comunicare tra le parti durante il processo. Zanella esemplifica mettendo in evidenza la diversa quadratura che deve emergere nel corso del processo. Alle domande dell’inquisitore l’inquisito non risponde perché non sa di e su cosa argomenti l’inquisitore. Una incomunicabilità che trova origine nel fatto che all’inquisitore non "interessa minimamente entrare nel merito delle opinioni dell’inquisito" . Così la conclusione di Zanella si avvale di un testimone del tempo, il francescano Bernard Delicieux, che riusciva in qualche modo nel 1291 ad insinuare qualche dubbio nel re Filippo IV il Bello sui metodi usati in Linguadoca dagli inquisitori domenicani, ufficialmente incaricati dal 1233 (Gregorio IX, Inquisitio heretice pravitatis).
Considerazioni di nicchia si potrebbe dire, quelle di Zanella, fuori da ogni circuito didattico, da ogni manuale anche di "origine" universitaria; forse la Garzantina, per la sua stessa natura divulgativa, potrà dare altra licenza ai risultati della ricerca che Zanella conduce ormai da 35 anni. (in download si possono scaricare precedenti lavori di Zanella sull’eresia alla pagina
http://www.gabrielezanella.it/MieiLavori.htm

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La storia ha ancora tutto il fascino di un’indagine incompiuta (M. Bloch)

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